Verso una nuova interlocuzione politica


Negli ultimi giorni, le elezioni per il rinnovo del Rettore della Sapienza hanno “finalmente” ricevuto un po’ di attenzione da parte della stampa, come testimoniato dalla rassegna stampa del nostro Ateneo.

Le persone che, in queste settimane, avranno dedicato parte del proprio tempo a leggere i giornali, si saranno trovate di fronte a uno scenario piuttosto grottesco: l’elezione del Rettore della più grande università italiana – quella che, da sola, raccoglie circa l’8% dei fondi destinati dallo Stato alle università pubbliche – relegata nelle pagine della cronaca di Roma, come un fatto puramente locale, di scarso interesse nazionale. L’elezione del Rettore, in un contesto di pesanti tagli al sistema universitario italiano, rappresentata come squallida spartizione di una torta, come “occupazione di una poltrona”,  come lotta di fazioni opposte per la conquista del potere.

Se poi volessimo soffermarci sui dettagli, troveremmo candidati descritti una volta come simbolo della continuità con il governo precedente, un’altra come grandi contestatori dello stesso; una volta come favoriti, un’altra come già sconfitti ecc. Se poi scendessimo ancora più nei dettagli, troveremmo tante e tali imprecisioni e inesattezze da rimanere senza parole (cito, solo per esempio, un quotidiano nazionale che mi attribuisce la carica di Preside di una Facoltà che non “guido” più da un anno).

Questa situazione impone, a tutti noi, un’assunzione di responsabilità e un intervento deciso.
Credo che la nostra Università abbia bisogno di recuperare e rilanciare un nuovo rapporto di interlocuzione, a livello locale e a livello nazionale,  con il mondo politico, con i media e con la società civile. L’ho detto pubblicamente, l’ho scritto e lo ribadisco. Il nuovo Rettore dovrà assumersi in prima persona questa responsabilità e rispondere dei risultati raggiunti.

Qualcuno si chiede “come sia possibile rivendicare un ruolo politico nelle istituzioni e nel paese, quando i giornali continuano a trattare la Sapienza in questo modo”. Credo che la risposta a questa domanda stia nella prefigurazione del nuovo ruolo del Rettore.

Per molto tempo, abbiamo pensato al Rettore come a una sorta di grande governatore dell’Ateneo, più rivolto ai problemi interni che aperto verso l’esterno. Il clima politico italiano e lo scenario internazionale sono profondamente e rapidamente mutati e sollecitano nuove competenze e nuove responsabilità del Rettore.
In questo senso, parlando del “Rettore che vorrei essere” ho immaginato un nuovo ruolo di innovazione – nell’organizzazione, nei processi, nelle tecnologie – di garanzia delle regole e dell’equità e di facilitazione e velocizzazione delle decisioni. Ho delineato il profilo di un Rettore capace di attivare un’interlocuzione costante con il Governo del paese, con le istituzioni locali, con le grandi associazioni di categoria e di creare una nuova rete di relazioni.

È un obiettivo ambizioso che richiede l’impegno di tutti.
E credo che tutte le persone della Sapienza dovranno assumersi la responsabilità di eleggere il Rettore che riterranno all’altezza di questa sfida.


Un commento a “Verso una nuova interlocuzione politica”

  1. Silvia Mazzoni ha detto:
    22 Set, 2008 alle 07:44

    Voglio confermare e incoraggiare la linea proposta, indicando alcuni ingredienti che mi sembrano indispensabili per produrre il cambiamento auspicato: il primo é rappresentato dal coinvolgimento/partecipazione e il secondo dalla disponibilità a fare qualcosa in prima persona.
    Così ho pensato di declinare la frase: impegno di tutti.
    Non é facile, ma voglio assolutamente pensare che “si può fare”.
    Intanto iniziamo all’Aula Magna dal 23 settembre 2008.

Lascia un commento