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1. Il Governo della Sapienza

La collegialità del governo è una necessità. In assenza di norme a riguardo, penso ad una collegialità non meramente consultiva, non frammentata in tante deleghe ma fondata sulla condivisione delle analisi, delle soluzioni proposte, della responsabilità.

Per questo, prevedo un nuovo sistema di governance così organizzato:

  • una squadra costituita dal rettore, dal prorettore vicario e da quattro prorettori con il compito di esaminare e definire i progetti da attivare, le proposte da portare al vaglio degli organi collegiali, le manifestazioni e gli eventi da promuovere o ai quali partecipare. In questo quadro, è prioritaria la definizione dell’ordine del giorno del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione, una vera agenda setting delle questioni da affrontare e sulle quali decidere.
  • un gruppo di delegati del Rettore ai quali, però, non attribuire un ruolo permanente ma da considerare come responsabili di gruppi di progetto, di task force con obiettivi e scadenze definiti, con il compito di censire le migliori competenze e di raccogliere le disponibilità: una maggiore partecipazione dei ricercatori e del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario potrà imprimere nuova ed efficiente progettualità ai diversi gruppi di lavoro.

Il nuovo governo della Sapienza dovrà impegnarsi, anzitutto, per favorire la massima integrazione dei centri decisionali, evitando sovrapposizioni e conflitti di competenza e ricercando il necessario consenso per le modifiche di statuto, indispensabili per la realizzazione del programma di governo nel suo insieme.