Decreto legge e ruolo del rettore
scritto da Francesco AvalloneIn questi giorni il mondo accademico italiano è attraversato da manifestazioni di preoccupazione e di protesta nei confronti del Decreto Legge n.112, del 25/06/2008, “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica a la perequazione tributaria”.
Per quanto attiene le università, il Decreto prevede:
- riduzione progressiva del Fondo di Finanziamento Ordinario;
- limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato (sia personale docente che personale tecnico amministrativo), da contenere fino al 2012 entro il 20% delle cessazioni dal servizio;
- riduzione del Fondo salari accessorio;
- progressione economica degli stipendi su base triennale, in luogo della base biennale;
- possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Questi provvedimenti costituiscono, a mio avviso, una vera e propria minaccia alla sopravvivenza del sistema universitario pubblico e rivelano la difficoltà della classe dirigente italiana di riconoscere il prezioso contributo del mondo accademico alla crescita e allo sviluppo del Paese.
L’attenzione che il nostro Ateneo sta dedicando a questo tema – manifestata anche attraverso assemblee e dibattiti pubblici – si scontra con l’indifferenza del sistema politico e di quello mediatico, che sembrano non avvertire l’urgenza di un intervento.
In questo contesto, la campagna elettorale per il rinnovo del rettore della Sapienza sollecita una riflessione sul ruolo politico del rettore stesso, il quale – oltre a governare la complessa macchina organizzativa dell’Ateneo – dovrà divenire interlocutore autorevole delle istituzioni. E allora penso a un rettore che sappia far valere le istanze del mondo accademico, che riesca a trovare un canale di dialogo con il sistema politico, che riceva la giusta attenzione dalla stampa.
Ho l’impressione che sulla necessità di contrastare un decreto legge ingiusto e penalizzante siamo tutti d’accordo. Forse dovremmo iniziare a riflettere sulla possibilità di realizzare un cambiamento di mentalità, di sviluppare un nuovo modello di governance della nostra università, di cui il rettore sia leader riconosciuto e riconoscibile, anche all’esterno.
5 commenti a “Decreto legge e ruolo del rettore”
23 Lug, 2008 alle 11:17
Credo che il Rettore della Sapienza dovrebbe essere chiaro sul futuro: una bella fondazione, con il personale non docente “privatizzato” e fine del sistema pubblico o rilancio del pubblico con una migliore organizzazione e strategie mirate al collegamento con le imprese (ma con l’università in posizione dominante).
Il busillis è proprio questo esisterà ancora una Sapienza pubblica e libera ( dove per favore non si pratichi la “caccia allo statale” ma si cerchino soluzioni ai problemi che certi comportamenti a volte sottendono).
Personalmente credo che un Avallone farebbe la differenza!
23 Lug, 2008 alle 20:41
Professore, abbiamo riportato la sua posizione (e ci siamo presi la libertà di farne un’ampia citazione) in questo post del blog perquattroanni.blogspot.com
25 Lug, 2008 alle 16:59
Mi sembra che Edmondo sia uno studente… ora non ho tempo di curiosare nel blog da lui citato.. peò mi rallegra vedere che anche a fine luglio non tutti gli studenti sonnecchiano!
04 Ago, 2008 alle 11:44
Il decreto legge rappresenta l’ennesimo attacco di questo
governo alla ricerca pubblica e a tutto ciò che è pubblico in
Italia. In questo desolante panorama politico la sua
candidatura a Rettore rappresenta uno degli ultimi barlumi di
speranza: ci sono schiere di suoi studenti ed ex studenti,
colleghi e collaboratori, pronti a testimoniare le sue
preziose capacità organizzative e manageriali, la sua rara rettidutine morale e la sua disponibilità all’ascolto,
al confronto e al dialogo. E’ proprio ciò di cui la Sapienza,
e la ricerca in Italia, hanno bisogno.
Come ricercatrice-tecnologa in un ente pubblico di ricerca
(Isfol) auspico collaborazione e sinergia tra gli atenei e
gli EPR, per mettere in comune obiettivi, idee, risorse, e
per rilanciare la ricerca pubblica all’interno di un progetto complessivo coerente, efficiente e condiviso.
Una ricerca non autoreferenziale, non “autistica” e non
frammentaria, che sappia valorizzare le risorse umane al suo
interno evitando guerre tra poveri e/o fughe e/o
sottoccupazione e/o precarizzazione di cervelli, e che sappia
fissare criteri chiari, trasparenti e oggettivi di
valutazione del merito, per una meritocrazia che non sia solo l’arbitrio del più forte.
Le faccio tanti auguri e tanti in bocca al lupo, professore:
la sua vittoria rappresenterebbe davvero un raro esempio di
persona giusta, al posto giusto, al momento giusto.
10 Set, 2008 alle 08:27
Posso lanciare un’idea ! Una serie di confronti fra candidati in aula magna permetterebbe a tutti di farsi un’idea riguardo al possibile nuovo rettore.
Ricordando che quello che oggi viene spacciato per un proggetto di modernizzazione della pubblica amministrazione non è altro che la definitiva ritirata dell’intervento pubblico, l’abbandono di logica di servizio pubblico accessibile a tutti, per giustificare così il ricorso al “mercato”,con la conseguenza di servizi
garantiti oggi dallo Stato e domani offerti dal mercato con le conseguenze che sono facilmente immaginabili.
Siamo stufi di essere nel mirino di chi ci fa apparire come stupidi fannulloni per poter manovrare ulteriormente l’opinione pubblica.
Il nuovo rettore deve rispondere forte e chiaro rispetto a questioni che minano la nostra autonomia e la nostra dignità.
Sicura di una risposta in tal senso attendo fiduciosa.
miriam
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